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In Duomo l’opera dedicata a Luigi III d’Angiò, il sovrano che fece Cosenza regno

Luigi III
Andrea Anastasio, artista

COSENZA – Stasera, in occasione delle celebrazioni degli 800 anni della Cattedrale, sarà inaugurata alle 19,00 la scultura dedicata a Luigi III d’Angiò, passato alla storia come il ‘Re mancato’, dell’artista Andrea Anastasio e commissionata dalla Fondazione Riccardo Misasi. L’opera, una lapide in ceramica, raffigura in altorilievo la storia delle spoglie di Luigi III e porta le iscrizioni del re, dei suoi luoghi, della data di nascita, dello stemma ed una frase: “Sovrano che fece Cosenza regno”.

L’opera realizzata in memoria di Luigi III,  il ‘re mancato’

I cinque vasi aperti, sembrano galleggiare sul fondo ceramico e la lucentezza dello smalto, uguale per il fondo e per i vasi, accentua l’effetto, definendo, allo stesso tempo una campitura geometrica, quadrata. Ai quattro angoli della lastra si riporta l’ottava memoria dei quattro Regni: Sicilia, Gerusalemme, Cipro e Aragona, di cui i genitori di Luigi III erano re e regina. La composizione è acroma e in maiolica smaltata, che riflette la luce in modo molto particolare ed evidenza la plastica con ombre pronunciate.

Anastasio è un autore che opera nei settori del design, dell’architettura e delle arti visive e, tutte le sue opere sono connotate da implicazioni filosofiche e spesso con carattere performativo. Anastasio interferisce con la materia e gli archetipi che la sottendono, inventando sempre nuovi trucchi visivi dagli esiti emotivi complessi.

«Ho riposto con entusiasmo all’invito di concepire una scultura ceramica in memoria di Luigi III d’ Angiò destinato alla Cattedrale di Cosenza per molti motivi» spiega l’artista Andrea Anastasio.

«Innanzitutto si tratta di una zona del nostro Paese particolarmente ricca di storia, che ha testimoniato eventi importanti nella definizione della nostra identità culturale. L’idea di contribuire con un’opera ceramica alla complessa storia della cattedrale di Cosenza, di cui si celebrano gli 800 anni di vita ha aggiunto una motivazione speciale al lavoro di ricerca in cui mi sono impegnato dall’ inizio del progetto. La breve vita di Luigi III, la complessità delle dinamiche di ascendenza al trono, il destino del suo corpo, dopo il decesso per malaria a Cosenza, dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, in attesa di salire al trono di Napoli, mi hanno fatto decidere di utilizzare la forma del vaso come elemento dominante della composizione».

«Ai cinque vasi aperti a metà come ideali contenitori dei cinque organi che caratterizzano i nostri corpi ho assegnato il compito di ricordarci che i corpi dei reali che morivano lontano dai luoghi di origine, venivano eviscerati e le ossa riportate in terra natale» – conclude Anastasio.

Iniziativa dedicata a Riccardo e Marilù Misasi

Luigi III
Maurizio Misasi, presidente della Fondazione Riccardo Misasi

«Siamo felici di aver commissionato, in accordo con la Cattedrale di Cosenza, la magnifica opera celebrativa di Luigi III d’Angiò per rendere omaggio ad una così importante figura storica, ma soprattutto al contributo di crescita civile, politica e culturale che ha dato alla città– commenta Maurizio Misasi, presidente della Fondazione Riccardo Misasi.  Cosenza deve a questo re la sua tradizione di libertà e di autonomia, ed il potenziamento dell’Universitas cosentinorum che inaugurò quella stagione felice del 1400 che portò poi alla nascita dell’Accademia cosentina» – aggiunge.

«La fondazione Misasi ci teneva tanto a ricordare la memoria di questa figura sempre presente anche nel dibattito interno familiare, con l’intento di valorizzarne la tradizione, il pensiero e l’azione politica. E proprio per questo motivo abbiamo voluto dedicare l’ iniziativa a Riccardo e Marilù Misasi, per una comune sensibilità su questo tema e anche sul legame a quel portato di libertà che la Francia ha dato al mondo» -conclude.

Con la ceramica, da secoli, viene scritta la grande narrazione dell’esistenza umana, con le sue passioni, i suoi fasti e le sue poetiche fragilità. Nei frammenti di questa lunga e vulnerabile storia è possibile immaginare altri vissuti, altri orizzonti, possibili utopie.

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