Esterno giorno. Il pubblico rumoreggia. Il sole è ancora lì. E c’è un momento, in cui tutto si ferma. Poco prima che la musica cominci. Il lago è uno specchio teso sotto un cielo che sussurra, l’aria profuma di bosco e resina. I pini loricati, sentinelle antiche dell’altopiano silano, osservano in silenzio, alti e immobili. Tutto sembra attendere qualcosa, e quel qualcosa è la musica. È la seconda giornata del Be Alternative Festival 2025.
Così, nell’incanto di un palco affacciato sul Lago Cecita, ecco consumarsi un’esperienza in perfetto equilibrio tra arte e natura. Un concerto in riva al lago che si fa momento di connessione autentica, tra pubblico e artisti. Ad aprire il pomeriggio è Nada, icona senza tempo, con quella voce ruvida e celestiale insieme. Porta con sé canzoni che sono pietre miliari. Performance densa, emotiva, essenziale.
Nel cuore della Sila, Nada canta con la grazia e la grinta che l’ha sempre contraddistinta. E il pubblico la segue.
Poi sale sul palco La Niña, cantautrice napoletana dalla voce giovane ma antica, capace di affondare le mani nella tradizione e restituirla con forza contemporanea. In scaletta, pezzi del suo ultimo album, “Furèsta”, con cui attraversa ritmi mediterranei, invocazioni rituali e suggestioni urbane, facendo vibrare le corde più sensibili tra sacro e profano. Una performance intensa, viscerale, che lascia il segno.
Ma il momento più potente arriva con Max Gazzè, protagonista di un set speciale: “Musicae Loci”, accompagnato dalla Calabria Orchestra diretta da Checco Pallone. Il suo repertorio si intreccia con strumenti e sonorità della tradizione calabrese, in un dialogo continuo tra il cantautorato e la memoria popolare. Un concerto che è viaggio e racconto. Tra contrabbasso e lira calabrese, tra elettronica e tammorre. E poi il gesto. Alla fine della sua esibizione. Gazzè sventola la bandiera della Palestina e quella della Pace.
Rompe l’incanto per trasmettere l’urgenza. Ricorda con fermezza il genocidio in corso nella Striscia di Gaza. Raccoglie un lungo, commosso applauso da parte di un pubblico già profondamente coinvolto. Un colpo d’ala nel cuore della serata. Non una dichiarazione urlata, ma un atto di memoria per le vittime innocenti di Gaza. Una speranza per chi ancora sopravvive. In quel contesto di bellezza sublime, tra i riflessi del lago e la maestà dei pini loricati, la scena si trasforma da palcoscenico di evasione a pulpito di coscienze.
La bellezza generata dall’arte non può, non deve, girare le spalle al dolore del mondo. Deve farsene cassa di risonanza, lente d’ingrandimento. Qui affonda le radici la vera responsabilità dell’artista. Il privilegio di salire su un palco – di essere ascoltato da migliaia di occhi e di cuori – non è un lasciapassare per l’indifferenza: è un debito, un dovere. Il gesto di Gazzè ha incarnato questa necessità etica fino in fondo. Ha usato la sua visibilità, conquistata con le note, per accendere le coscienze su una ferita aperta. Ha ricordato che la musica può essere un abbraccio consolatore, ma anche un pugno nello stomaco forte e necessario.
La filosofia umana e rispettosa del Be Alternative Festival, nella sua seconda giornata, ha dimostrato che si può fare musica dal vivo senza arene, senza frastuono, senza distrazioni. E senza sfuggire alla realtà. Ché esiste un altro modo per vivere la musica. In simbiosi con la natura, l’ascolto profondo, la struggente attualità, la responsabilità umana e civile.


