Celle sovraffollate, ambienti insalubri, servizi igienici fatiscenti e pannelli di plexiglass che, paradossalmente, “sbarrano le sbarre” oscurando luce e visuale. È l’immagine drammatica che emerge dal sopralluogo effettuato il 22 agosto scorso dalla Camera Penale di Cosenza “Avvocato Fausto Gullo” presso la casa circondariale cittadina, nei reparti di media e alta sicurezza.
Un luogo in cui la detenzione non si traduce soltanto in privazione della libertà, ma diventa negazione della dignità. «Anche se abbiamo perso la libertà, rivogliamo la nostra dignità», ha detto uno dei detenuti incontrati, in una frase che gli avvocati penalisti hanno voluto riportare integralmente, come monito e come testimonianza di umanità soffocata.
Celle come gabbie: fino a sei persone in pochi metri quadrati
La relazione diffusa dalla Camera Penale descrive condizioni che superano il concetto di disagio per sfociare nell’inumanità. In uno spazio angusto si trovano stipati fino a sei detenuti. I servizi igienici non sono ambienti separati, ma un unico piccolo anfratto che funge contemporaneamente da bagno, cucina e doccia. Le condizioni igienico-sanitarie, denunciano i penalisti, sono «vergognose».
Il quadro si aggrava con la presenza di pannelli di plexiglass che coprono le sbarre, riducendo al minimo la luce naturale e impedendo la circolazione d’aria. Il risultato è un’atmosfera irrespirabile, carica di quello che gli avvocati definiscono «l’odore acre dell’inumanità».
L’abnegazione della Polizia penitenziaria
In un contesto simile, l’unico baluardo dello Stato resta l’operato della Polizia penitenziaria, il cui personale – afferma la Camera Penale – «con la propria abnegazione rappresenta l’unica dimostrazione concreta dell’esistenza di uno Stato di diritto dentro le mura». Agenti costretti anch’essi a lavorare in condizioni proibitive, in una quotidianità che espone a stress, rischi e frustrazioni, senza che la politica sembri farsi carico della gravità della situazione.
Le istituzioni presenti e le assenze che pesano
Al sopralluogo hanno preso parte il sindaco di Cosenza, la consigliera provinciale delegata dalla Presidenza della Provincia e il presidente dell’Ordine degli Avvocati. Presenti anche i Garanti regionale e provinciale dei detenuti e un componente della Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, che da tempo denunciano criticità ormai strutturali.
Quasi totale, invece, il silenzio della rappresentanza politica. Nessuno dei parlamentari eletti in Calabria ha risposto all’invito, ad eccezione della deputata Anna Laura Orrico, che ha almeno comunicato la propria impossibilità a partecipare per impegni precedenti. Tutti gli altri – da Alfredo Antoniozzi a Vittoria Baldino, da Francesco Cannizzaro a Nicola Irto, da Simona Loizzo passando per Wanda Ferro, Fausto Orsomarso, Roberto Scarpinato e molti altri – erano assenti.
Un’assenza che la Camera Penale non ha esitato a definire «fragorosa e deludente», sottolineando come il carcere sembri essere un tema poco “attrattivo” per la politica. «Forse – si legge nella nota – troppo nauseabondo quell’odore di inumanità per renderlo politicamente interessante».
Il dibattito mancato e lo Stato assente
Ancora più grave, sottolineano i penalisti, è stata l’assenza dei parlamentari nel momento di confronto con le istituzioni locali e il personale penitenziario, che ha preceduto l’ingresso nei padiglioni. Un dibattito intenso e ricco di testimonianze, che avrebbe potuto rappresentare per i rappresentanti eletti un’occasione di conoscenza diretta e di responsabilità politica.
«L’assenza dello Stato – osserva la Camera Penale – si è manifestata in tutta la sua evidenza proprio in quel momento».
Un nuovo impegno civile
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Cosenza, guidato dal presidente Roberto Le Pera e dal segretario Francesco Santelli, ha ribadito che la giornata del 22 agosto resterà un punto di svolta: «La nostra mente è rimasta in quelle celle, nel dolore vissuto da uomini che chiamiamo ancora Persone, nonostante tutto. Da lì riparte il nuovo corso del nostro impegno».
L’appello rivolto alla politica, a tutti i livelli, è chiaro: affrontare la questione carceraria non come un tema marginale o “scomodo”, ma come una priorità di civiltà. Perché la dignità – ricorda la Camera Penale – non è un privilegio, ma un diritto inalienabile, che lo Stato non può permettersi di negare a nessuno.


