lunedì, Gennaio 19, 2026
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Sul carcere di Cosenza la Camera Penale incalza l’on. Antoniozzi: «Non servono polemiche, ma fatti: rimuovere la vergogna dei plexiglass che sbarrano le sbarre delle celle»

Botta e risposta sul carcere di Cosenza tra l’on. Alfredo Antoniozzi e la Camera Penale: il deputato rivendica il suo impegno, gli avvocati replicano chiedendo azioni concrete e non parole.

Si accende il dibattito attorno alle condizioni del carcere “Sergio Cosmai” di Cosenza. Dopo la visita organizzata nei giorni scorsi dalla Camera Penale bruzia, cui hanno preso parte autorità e rappresentanti istituzionali ma non i parlamentari locali, è arrivata la replica del vicepresidente della Camera dei deputati, Alfredo Antoniozzi (Fratelli d’Italia), seguita dalla controreplica degli avvocati penalisti cosentini.

La replica di Antoniozzi

«Mi spiace che il presidente della Camera Penale di Cosenza, Roberto Le Pera, sia rimasto deluso dalla nostra assenza alla visita al carcere – ha dichiarato Antoniozzi –. Apprezzo l’iniziativa e la presenza del sindaco».
Il vicepresidente di Montecitorio ha sottolineato come il tema del sovraffollamento carcerario sia «all’attenzione del ministro Nordio» e ribadito la propria «cultura liberale e garantista». Antoniozzi ha ricordato il lavoro svolto a sostegno dei detenuti, dalle modifiche al codice di procedura penale in chiave garantista sulla custodia cautelare, fino alle battaglie per lo spostamento dei processi a Cosenza.
«Un’assenza non può cancellare anni di impegno – ha aggiunto –. Avrei preferito che il presidente Le Pera avesse espresso il suo disappunto senza citarci in un appello alfabetico che ho trovato poco delicato. Confermo comunque la mia stima e il mio sostegno per le iniziative della Camera Penale».

La controreplica della Camera Penale

Non si è fatta attendere la risposta del Consiglio direttivo della Camera Penale di Cosenza, che ha invitato Antoniozzi a tradurre le parole in atti concreti.
«Onorevole, non servono polemiche; dalle parole ai fatti!», scrivono i penalisti, richiamando l’attenzione sulle condizioni di vita dei detenuti. Nel mirino soprattutto i pannelli in plexiglass che “sbarrano le sbarre” delle celle, denunciati già dal Garante regionale: «Quei maledetti pannelli cancellano ogni orizzonte visivo e trasformano i detenuti in murati vivi».
Gli avvocati hanno inoltre denunciato il sovraffollamento, con 270 detenuti a fronte di una capienza di 220 posti. «Sino a sei esseri umani ammassati in uno spazio angusto, con servizi igienici ridotti a un anfratto usato anche come cucina e doccia».
La conclusione è un appello diretto all’on. Antoniozzi: «Questo è l’unico terreno di confronto e verifica che conosciamo: dalle parole ai fatti».

Un confronto destinato a proseguire

Il botta e risposta tra politica e avvocatura penalista accende i riflettori su una realtà da tempo al centro delle denunce delle associazioni e degli operatori del settore: il sovraffollamento, le condizioni igieniche e strutturali, e il tema più ampio della funzione rieducativa della pena.
Il confronto, per ora, è affidato a dichiarazioni pubbliche. Rresta da capire se seguiranno azioni concrete capaci di incidere sulla vita quotidiana dei detenuti e sul rispetto dei diritti fondamentali all’interno delle carceri calabresi.

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