La medicina è da sempre il regno dei laboratori milionari, delle équipe consolidate, dei professori con decennali curricula alle spalle. Eppure, stavolta, il salto in avanti è arrivato dal lavoro solitario di un ventenne calabrese. Emmanuel Pio Pastore, studente di biologia dell’Università della Calabria, ha sviluppato un modello predittivo in grado di anticipare l’evoluzione della sepsi severa con una precisione mai raggiunta prima: oltre il 75% dei casi individuati correttamente, con un vantaggio temporale di 24 ore.
Un risultato che ha fatto alzare la testa alla comunità scientifica internazionale. Tanto da valergli la selezione tra i relatori di Bioimeic2025, congresso mondiale di bioingegneria ospitato dall’Université de Tlemcen, in Algeria, dove il suo studio è stato presentato accanto a quelli di ricercatori affermati come Habib Zaidi, fisico medico dell’Università di Ginevra e tra i più citati al mondo nel suo campo.
Il prelievo che salva la vita
La chiave del modello sta nella semplicità del metodo e nella velocità dell’analisi. «Basta un prelievo di sangue all’arrivo in pronto soccorso» spiega Pastore. «Analizziamo i trascritti di un pannello ridotto di 6-7 geni. Il modello elabora i dati e stima, in poche ore, la probabilità che il paziente sviluppi una forma grave di sepsi nelle successive 24 ore».
È questo il punto di rottura rispetto ai modelli precedenti, che richiedevano l’analisi di decine, talvolta centinaia di geni, con tempi di processamento incompatibili con l’urgenza clinica. La sepsi, infatti, può precipitare nell’arco di poche ore, e ogni minuto perso aumenta il rischio di complicanze gravi o di morte. «Per la prima volta – sottolinea lo studente – abbiamo uno strumento predittivo che non è solo accurato, ma anche applicabile in tempi reali. Possiamo determinare subito chi va trasferito d’urgenza in terapia intensiva e chi può essere monitorato con minore priorità».
Una minaccia invisibile
La sepsi resta una delle principali cause di mortalità ospedaliera in tutto il mondo. Il problema è che l’evoluzione è spesso imprevedibile: pazienti apparentemente stabili possono peggiorare drasticamente in poche ore. Anticipare questa evoluzione significa guadagnare tempo prezioso, ottimizzare le risorse e salvare vite. Il modello di Pastore, se superasse la fase di validazione clinica, potrebbe diventare uno strumento standard nei pronto soccorso e nelle terapie intensive.
Un curriculum che stupisce
Difficile immaginare che dietro a tutto questo ci sia uno studente ancora iscritto alla magistrale. Eppure Pastore ha già firmato diverse pubblicazioni su riviste di alto profilo scientifico. «Sono grato all’Università di Tlemcen per l’opportunità e ai professori Peppino Sapia e Francesco De Rango dell’Unical, che mi seguono e mi sostengono. Ringrazio anche il rettore e il Dipartimento Dibest per il supporto istituzionale».
Il sogno: restare in Calabria
Ma c’è un’altra sfida, forse più difficile di quella scientifica: riuscire a continuare a fare ricerca qui, in Calabria. «Mi piacerebbe far crescere un laboratorio dedicato alla bioingegneria e alla bioinformatica nel nostro ateneo» confessa candidamente Pastore. «Oggi manca ancora una struttura di questo tipo, eppure le potenzialità ci sono».
È il dilemma di tanti giovani ricercatori del Sud: talento e ambizione ci sono, ma spesso mancano le infrastrutture per valorizzarli. Trattenere cervelli come Pastore significherebbe non solo evitare l’ennesima fuga, ma costruire un polo di eccellenza capace di attrarre investimenti e competenze. Perché, in fondo, la storia di Emmanuel Pio Pastore lo dimostra: i progressi più sorprendenti possono nascere ovunque. Anche da un’università calabrese, dal lavoro ostinato di un ventenne, dalla capacità di guardare oltre ciò che sembra già scritto.


