La giustizia torna al centro del dibattito pubblico e lo fa partendo dal cuore del tessuto produttivo cosentino. Nella sala di rappresentanza di Confcommercio Cosenza si è svolto un confronto diretto e senza sconti tra i rappresentanti delle principali realtà imprenditoriali della provincia e la Camera penale di Cosenza, chiamata a spiegare le ragioni del Sì alla riforma sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante.
Un incontro denso di contenuti, introdotto dal presidente di Confcommercio Klaus Algieri, che ha aperto le porte dell’associazione a un tema cruciale non solo per gli operatori del diritto ma per l’intera società civile. Al centro, la tutela dei diritti del cittadino e il principio cardine secondo cui chi giudica deve essere distinto da chi accusa, garanzia essenziale di equità e imparzialità del sistema.
A chiarire la posizione dei penalisti è stato l’avvocato Nicola Carratelli, presidente onorario del Comitato scientifico della Camera penale, che ha richiamato con forza il diritto di ogni cittadino a una giustizia realmente imparziale. In un sistema maturo – è stato sottolineato – la separazione delle carriere non è un attacco alla magistratura, ma una garanzia in più per tutti. E come in ogni professione, anche chi esercita funzioni giudiziarie deve rispondere dei propri errori, soprattutto quando questi si traducono in ingiuste detenzioni capaci di distruggere vite e famiglie.
Ancora più netto l’intervento del presidente della Camera penale, l’avvocato Roberto Le Pera, che ha acceso i riflettori su quella che ha definito senza mezzi termini la “grave menzogna del Comitato del No”. Nel mirino, il manifesto con cui i contrari alla riforma invitano i cittadini a bocciare la separazione delle carriere sostenendo che essa minerebbe l’autonomia dei giudici. Un’affermazione giudicata falsa e strumentale.
Secondo Le Pera, la riforma – intervenendo sull’articolo 104 della Costituzione – rafforza invece le garanzie di autonomia e indipendenza sia della magistratura requirente sia di quella giudicante. Diffondere il contrario significa alimentare confusione e mettere in discussione la credibilità stessa della magistratura, con un danno grave per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Il confronto si è chiuso con una presa di posizione netta: la riforma non è una minaccia, ma un passo verso una giustizia più equilibrata, trasparente e realmente al servizio dei cittadini e dell’economia del territorio.


