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Giustizia, Le Pera: “La Costituzione non è uno slogan. Serve lealtà istituzionale” – VIDEO

All’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 l’intervento del presidente della Camera penale di Cosenza: carceri, suicidi, ingiuste detenzioni e referendum sulla separazione delle carriere. “Preoccupati per una comunicazione che rischia di delegittimare la magistratura”

“La Costituzione non è uno slogan, né un vessillo da agitare a fasi alterne”. È un intervento denso e netto quello pronunciato da Roberto Le Pera, presidente della Camera penale F. Gullo, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026. Un discorso che chiama in causa il tema della lealtà istituzionale, il dramma delle carceri, le ingiuste detenzioni e il referendum sulla separazione delle carriere, invitando tutte le componenti della giurisdizione a un confronto fondato su correttezza e responsabilità.

Le Pera ha ricordato quanto avvenuto lo scorso anno, quando alcuni magistrati lasciarono l’aula con la Costituzione in mano e la coccarda tricolore sulle toghe, in segno di protesta contro la riforma della separazione delle carriere. Un gesto che, secondo il presidente della Camera penale, ha finito per trasmettere un messaggio divisivo: “Come se chi restava fosse contro la Costituzione”. Un simbolo che, ha sottolineato, è poi continuato a comparire anche nelle aule di udienza, assumendo il valore di un segno identitario e politico.

Carceri e ingiuste detenzioni: il silenzio che pesa

Il passaggio più duro riguarda il 2025, definito l’anno della “conta” dei suicidi nelle carceri italiane. “Questa sì – ha affermato Le Pera – è la vera vergogna del nostro tricolore”. Su questo fronte, ha denunciato, non si è vista alcuna protesta pubblica con la Costituzione in mano, fatta eccezione per l’impegno dei penalisti dell’Unione delle Camere penali italiane.

Lo stesso silenzio, secondo Le Pera, ha accompagnato il fenomeno delle ingiuste detenzioni, particolarmente grave in Calabria, regione che continua a registrare numeri allarmanti sul piano dei risarcimenti per errori giudiziari. Anche in questo caso, alle prese di posizione dell’Avvocatura penale non si sarebbero affiancate analoghe iniziative simboliche da parte della magistratura associata.

Referendum e separazione delle carriere

Nel mirino del presidente della Camera penale finiscono anche alcune recenti campagne comunicative sul referendum per la separazione delle carriere. Manifesti e messaggi social che, a suo giudizio, attribuiscono in modo fuorviante alla riforma l’obiettivo di assoggettare i giudici al controllo della politica. Una rappresentazione definita “scorretta” e potenzialmente dannosa.

“È il momento di riavvolgere il nastro – ha detto Le Pera – e guardarci come in udienza: in maniera leale”. Un appello diretto ai magistrati, giudicanti e requirenti, affinché l’impegno nei comitati referendari non faccia venir meno il dovere di lealtà istituzionale e comunicativa imposto dal ruolo costituzionale che ricoprono.

“Non un referendum contro la magistratura”

Le Pera ha chiarito che l’Avvocatura penale non sta conducendo una battaglia “contro” la magistratura né contro l’Associazione nazionale magistrati. Il sostegno al “Sì” al referendum, ha spiegato, non mira a indebolire l’ANM, che continuerà a esistere e a godere delle tutele costituzionali, ma a superare un sistema che ha alimentato negli anni una correntocrazia dannosa per il Consiglio superiore della magistratura.

Il rischio delegittimazione

Il cuore dell’intervento è la preoccupazione per il rischio di delegittimazione della magistratura stessa. “Affidarsi al sensazionalismo degli slogan – ha ammonito Le Pera – significa abdicare al ruolo tecnico e al patrimonio di credibilità che deve caratterizzare la magistratura”. Una deriva che, secondo il presidente della Camera penale di Cosenza, potrebbe minare la fiducia dei cittadini nella più alta istituzione di garanzia.

Nel finale, il richiamo alla memoria di Giovanni Falcone, simbolo di una magistratura che alla separazione delle carriere credeva e che pagò, anche all’interno delle istituzioni, un prezzo altissimo. Un riferimento che chiude l’intervento con un messaggio chiaro: difendere la magistratura significa preservarne autorevolezza, equilibrio e credibilità, non ridurre la Costituzione a uno slogan.

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