lunedì, Aprile 20, 2026
spot_img
HomeAttualitàReferendum giustizia, Le Pera a Conte: Possiamo ancora tollerare che l’autogoverno dei...

Referendum giustizia, Le Pera a Conte: Possiamo ancora tollerare che l’autogoverno dei magistrati, il CSM, sia in mano alle correnti della magistratura?

All’Università della Calabria il dibattito sul referendum giustizia ha acceso il confronto sulla separazione delle carriere e sulla riforma del CSM. L’avvocato Roberto Le Pera ha sostenuto le ragioni del Sì, puntando su autonomia del giudice, doppio Consiglio Superiore della Magistratura e sorteggio dei componenti togati come strumenti per rafforzare imparzialità e trasparenza del sistema

Referendum giustizia, il dibattito all’Università della Calabria

Un confronto senza slogan, nel “tempio della cultura”, come è stata definita l’Aula Caldora dell’Università della Calabria. Il dibattito sul referendum giustizia promosso dal Consiglio comunale dei Giovani di Cosenza ha messo al centro uno dei temi più divisivi del momento: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Tra gli interventi più incisivi quello dell’avvocato Roberto Le Pera, presidente della Camera Penale di Cosenza, che ha articolato una difesa netta del “Sì”, concentrando l’attenzione non solo sulla separazione delle funzioni, ma soprattutto sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e sul meccanismo del sorteggio dei suoi componenti.

Separazione delle carriere: non una questione politica, ma di garanzia

Secondo Le Pera, il tema della separazione delle carriere non può essere letto come una battaglia di schieramento. «Non è un voto per o contro un governo – ha spiegato – ma uno strumento di sovranità popolare». Il punto centrale non è, come spesso si sostiene, il semplice passaggio da giudice a pubblico ministero, già oggi raro dopo le ultime riforme, ma un nodo strutturale più profondo: la dipendenza professionale del giudice rispetto a un sistema di autogoverno in cui anche il pubblico ministero esercita un potere decisivo.

Nell’attuale assetto, il Consiglio Superiore della Magistratura decide sugli avanzamenti di carriera, sui trasferimenti e sulle valutazioni disciplinari dei magistrati. In questo organismo siedono magistrati eletti secondo dinamiche interne spesso riconducibili alle correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati. È proprio qui, secondo il penalista cosentino, che si annida una fragilità del sistema.

Due CSM per garantire autonomia e imparzialità

La proposta referendaria prevede la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Per Le Pera si tratta di una scelta coerente con il principio cardine del processo accusatorio, secondo cui chi accusa e chi giudica devono essere nettamente separati non solo nelle funzioni, ma anche nel percorso professionale e nel sistema di autogoverno.

«Può un imputato sentirsi davvero sereno – ha domandato – sapendo che il giudice che lo giudica è valutato, nella sua carriera, anche da chi appartiene allo stesso ordine del pubblico ministero che lo accusa?».

La questione, ha insistito, non riguarda soltanto l’effettiva indipendenza, ma anche la sua percezione. In uno Stato di diritto l’autonomia della magistratura deve essere reale, ma deve anche apparire tale agli occhi dei cittadini.

CSM e correnti: il nodo della rappresentanza

Uno dei passaggi più forti dell’intervento ha riguardato il peso delle correnti nel CSM. Attualmente, la maggioranza dei componenti togati è espressione di gruppi associativi organizzati all’interno della magistratura. Le Pera ha parlato di un legame potenzialmente “tossico” tra eletto ed elettore, un rapporto che può incidere sulle scelte relative alle nomine negli incarichi direttivi, alle promozioni e alle eventuali sanzioni disciplinari. La conseguenza, pur in un sistema formalmente legittimo, è il rischio di logiche di appartenenza che possono prevalere sulla pura valutazione meritocratica.

Secondo il presidente della Camera Penale di Cosenza, un giudice non dovrebbe mai essere percepito come espressione di una corrente o di un equilibrio interno, ma come figura pienamente autonoma, distante da ogni possibile spartizione di potere.

Il sorteggio dei magistrati e la questione della fiducia

Altro punto centrale del referendum giustizia è il meccanismo del sorteggio per la selezione dei componenti togati del CSM. Le Pera ha contestato l’idea che il sorteggio possa rappresentare un attacco all’autonomia della magistratura. Ha ricordato che gli stessi magistrati, in nome del popolo italiano, sono pienamente legittimati a infliggere condanne gravissime. Se la collettività riconosce loro questa responsabilità, perché diffidare della loro capacità di valutare colleghi in materia di trasferimenti, incarichi o progressioni di carriera?

Il sorteggio, nella visione esposta all’Unical, servirebbe proprio a recidere il legame tra eletto ed elettore, restituendo ai magistrati una libertà decisionale sganciata da appartenenze correntizie e dinamiche associative.

Modello accusatorio e cultura della terzietà

Richiamando le riflessioni di Giuliano Vassalli, Le Pera ha sostenuto che senza una reale separazione delle carriere il modello accusatorio rischia di non funzionare pienamente. Le carriere del giudicante e del pubblico ministero, se reciprocamente influenzate, possono entrare in tensione con il principio di terzietà che dovrebbe caratterizzare il giudice.

Non si tratta, ha chiarito, di importare modelli stranieri, ma di rendere il sistema italiano più coerente con i principi costituzionali di imparzialità e indipendenza. Una giustizia credibile, ha ribadito, è quella in cui il giudice appare e resta distante da ogni possibile condizionamento, anche solo potenziale.

Referendum giustizia: un voto consapevole

Nel passaggio conclusivo, l’avvocato Le Pera ha rivolto un appello agli studenti e ai cittadini presenti. Il referendum giustizia, ha sottolineato, non è una competizione tra partiti ma una scelta su un testo normativo preciso. Diversamente dalle elezioni politiche, qui non si seleziona un programma di governo, ma si esprime un sì o un no su una riforma specifica.

Per il penalista cosentino, votare Sì significa rafforzare l’autonomia del giudice, aumentare la trasparenza del CSM e consolidare la percezione di imparzialità della giustizia. Un intervento che ha riportato il dibattito sul referendum sulla giustizia al suo nucleo tecnico e costituzionale, spostando l’attenzione dalla contrapposizione politica alla struttura dell’autogoverno della magistratura.

E proprio in un’aula universitaria, luogo di formazione delle future classi dirigenti, la discussione si è chiusa con un invito alla partecipazione consapevole: informarsi, studiare il quesito e poi scegliere liberamente.

RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisment -
Google search engine

Most Popular

Recent Comments