Li hanno trovati stamattina, appoggiati lì dove non dovrebbero stare. Non nelle bacheche, non negli spazi neutri, ma nei corridoi che portano alle aule di udienza del Tribunale di Reggio Calabria.
«Quelli – spiega Francesco Siclari, presidente della Camera Penale di Reggio Calabria, che abbiamo incontrato – sono gli spazi dedicati all’amministrazione della giustizia. Non puoi trasformarli in una sede di comizio».
I roll up del “No” al referendum, comparsi all’improvviso nel Palazzo di Giustizia, hanno rotto un argine. Perché se è vero che la campagna referendaria infiamma gli animi, è altrettanto vero che un’aula di tribunale deve restare, per definizione, “zona franca”. E invece no. L’ennesimo strappo, secondo l’Avvocatura, rischia di far percepire il cittadino come ospite, non come parte.
«Chi non la pensa come chi giudica – aggiunge Siclari – potrebbe sentirsi sbagliato. Questa è una deriva pericolosa». L’ira della Camera Penale è netta, ma non ideologica. Nel mirino finisce anche il neonato Coordinamento per il No, che a Reggio Calabria conta sulla partecipazione di magistrati in servizio. Anche in questo caso, il presidente Siclari non ha dubbi e ribadisce che non è il pensiero a essere giudicato, ma il luogo in cui questo è stato manifestato. E la fiducia dei cittadini è una cosa troppo seria per essere appesa a un roll up».
Sostegno ai colleghi reggini, è giunto anche dalla Camera Penale di Cosenza “Avvocato Fausto Gullo” che in una nota, ha preso una posizione netta parlando di “fatti gravissimi” e aggiungendo: «Non è possibile occupare gli spazi pubblici dei palazzi dell’amministrazione dello Stato per affissioni di natura politico referendaria nel modo in cui sta avvenendo nel Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria. Queste non sono affissioni negli spazi a ciò preposti ma è un’occupazione. Siamo pronti a qualsiasi manifestazione di democratica reazione insieme alla Camera Penale di Reggio Calabria, a cui ci lega il forte senso per il rispetto delle regole e delle istituzioni».
Presidente Siclari, innanzitutto, può confermarci se l’affissione di locandine referendarie all’interno del Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria sia avvenuta con una formale autorizzazione da parte degli organi competenti o se si tratti di un’iniziativa abusiva? È stato possibile identificare i responsabili materiali di questa operazione?
Certamente, noi abbiamo chiesto formalmente alla Presidente del Tribunale di conoscere se c’è stata autorizzazione per l’installazione di questi roll up anche se crediamo che non possa essere diversamente perché altrimenti le forze di polizia e gli addetti alla sicurezza avrebbero impedito la collocazione. Li abbiamo trovati lì stamattina ma è certo che sarà qualcuno del Comitato del no certamente non può essere diversamente. Su questo abbiamo però chiesto di fare chiarezza al Presidente del Tribunale.
Ritenendo che il Tribunale debba essere luogo neutrale e terzo per eccellenza, quale valutazione dà circa l’utilizzo delle sue pareti per campagne di natura politica o referendaria? Non ritiene che ciò possa compromettere l’immagine di imparzialità che l’istituzione giudiziaria deve garantire ai cittadini?
Il punto è proprio questo perché non è il tribunale inteso in senso lato perché c’era già stata l’affissione di materiale di natura referendaria nelle zone antistanti gli ascensori e i corridoi delle cancellerie, ma oggi si è fatto qualcosa che non doveva essere fatto perché quelle non sono cancellerie quelli sono i corridoi antistanti le aule di udienza quelli sono gli spazi dedicati all’amministrazione della giustizia. E la magistratura – o chiunque altro – non può dare una connotazione politica a un luogo nel quale invece bisogna dedicarsi solo ed esclusivamente all’amministrazione della giustizia. Eppoi, è paradossale che chi dovrebbe essere per definizione indipendente e imparziale dispensi giustizia con indicazioni di carattere politico di fronte all’Aula stessa.
Quali provvedimenti concreti intende adottare la Camera Penale di Reggio Calabria affinché questi spazi vengano immediatamente ripristinati e liberati da messaggi propagandistici? Esistono strumenti regolamentari o disciplinari per prevenire il ripetersi di episodi che trasformano un’aula di giustizia in una sede di attivismo politico?
Abbiamo chiesto immediatamente alla Presidente la rimozione dei roll up. Ovviamente, dipenderà dalle decisioni che intende adottare la Presidente del Tribunale. In caso di mancato riscontro o riscontro negativo, non ci limiteremo soltanto a una protesta formale attraverso i comunicati ma ci attiveremo cerchando di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso forme di protesta come l’astensione.
Alla luce della nascita del Coordinamento per il NO a Reggio Calabria, che vede anche la partecipazione di magistrati in servizio, non ritiene che questa commistione tra attività referendaria e spazi giudiziari rischi di alimentare nei cittadini una percezione distorta dell’amministrazione della giustizia, facendo sembrare il Tribunale come “casa propria” di una parte invece che di tutti?
Esatto. È proprio questa la deriva: l’imparzialità e l’indipendenza non devono solo essere garantite nei fatti, ma devono anche apparire tali agli occhi dei cittadini. Inserire nel tribunale, nel luogo fisico dove si amministra la giustizia, qualcosa che può far pensare che chi non la pensa come chi giudica possa essere dalla parte del torto, diventa davvero pericoloso. Perché intacca la fiducia che il cittadino deve poter riporre nella magistratura. E ci tengo a sottolinearlo: l’Avvocatura ha sempre avuto piena e assoluta fiducia nella magistratura. Questo è stato un errore, nel quale qualcuno è incorso, ma che deve essere immediatamente corretto.


