«Non riesco a capire cosa provo». È una frase che ritorna spesso tra gli studenti universitari. Non è solo smarrimento, ma un segnale preciso: qualcosa si incrina nella capacità di riconoscere le proprie emozioni. Ed è proprio da qui che possono nascere nuove forme di dipendenza, meno visibili ma sempre più diffuse. All’Università della Calabria questo segnale non è passato inosservato. Si chiama #UNInDipendenti il progetto che punta a intercettare il disagio prima che diventi un problema più grande, mettendo insieme ricerca, prevenzione e supporto psicologico.
La fotografia che emerge è chiara e, per certi versi, inattesa. Le dipendenze “classiche”, come l’uso di sostanze o il gioco d’azzardo, risultano contenute. A crescere sono invece altre abitudini quotidiane, spesso sottovalutate: il consumo frequente di alcol, ma soprattutto l’uso intensivo di internet e dei social. Ma il dato che più colpisce riguarda la sfera emotiva. Sempre più giovani faticano a distinguere tra ansia, rabbia e tristezza. Una “confusione emotiva” che può diventare terreno fertile per comportamenti a rischio.
È su questo terreno che interviene il progetto dell’Unical, sostenuto dal Dipartimento per le Politiche contro la Droga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato insieme all’Asp di Cosenza, con il supporto della Regione Calabria e del Comune di Rende. L’obiettivo non è solo contrastare le dipendenze, ma lavorare sulle cause profonde, offrendo strumenti per comprendere se stessi e chiedere aiuto.
Un ruolo centrale lo gioca il Servizio di Counseling Psicologico di Ateneo, che diventa il primo presidio per intercettare il disagio e accompagnare gli studenti in percorsi di supporto. Non un intervento emergenziale, ma un sistema strutturato che punta sulla prevenzione. Il progetto ha già attirato l’attenzione a livello nazionale. Dalla Presidenza del Consiglio arriva il riconoscimento: UNInDipendenti è considerato un modello avanzato, tanto da poter essere replicato in altri territori.
«È motivo di grande orgoglio – ha dichiarato il rettore Gianluigi Greco – che questa esperienza possa diventare una buona pratica per altre università. Significa che stiamo andando nella direzione giusta: quella di dare risposte concrete ai bisogni dei giovani». A rendere ancora più forte il messaggio è la campagna di comunicazione, costruita attorno alla metafora del “domino”. Le immagini raccontano una caduta progressiva: una scelta sbagliata può innescare una reazione a catena che travolge tutto, dallo studio alle relazioni.
Ma non è una storia senza via d’uscita. Il messaggio è semplice e diretto: quella caduta si può fermare. Perché il punto, oggi, non è solo combattere le dipendenze. È riconoscere in tempo il disagio, dare un nome alle emozioni e costruire strumenti per affrontarle. È lì che si gioca la partita più importante per una generazione che, forse, non ha smesso di sentire, ma ha smesso di riconoscersi.


