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Rugby Cosenza, Andrea Paolini: “Qui non formiamo solo giocatori, ma ragazzi che credono nel futuro”

Dal rilancio del rugby a Cosenza alla squadra inclusiva LGBTQI+, passando per il recupero scolastico dei giovani e il ritorno della Nazionale in Calabria: il presidente Andrea Paolini racconta il progetto sportivo e sociale che sta facendo rinascere il rugby cosentino

A vent’anni molti scelgono di andare via. Andrea Paolini ha fatto il percorso opposto. Classe 2003, oggi è il presidente del Rugby Cosenza, società che ha riportato in campo uno storico nome nato nel 1973 e che, nel giro di poco tempo, è tornata a essere un punto di riferimento sportivo e sociale per il territorio. Dopo un periodo in cui il rugby cosentino sembrava essersi fermato, Paolini e un gruppo di ex compagni hanno deciso di rimettere insieme entusiasmo, idee e appartenenza per far ripartire tutto da zero. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: ridare continuità a uno sport che a Cosenza ha lasciato un segno importante e costruire una realtà capace di coinvolgere giovani, famiglie e quartieri.

Oggi il Rugby Cosenza porta avanti un progetto che unisce attività agonistica, inclusione sociale, sostegno ai ragazzi e formazione educativa. La Serie B resta un traguardo da inseguire, insieme alla volontà di creare un ambiente sano e radicato sul territorio.

«Quando ci siamo ritrovati senza rugby a Cosenza – racconta Paolini – abbiamo sentito il bisogno di fare qualcosa. È stata una scelta condivisa da tanti ragazzi cresciuti dentro questo ambiente. Abbiamo rimesso in piedi la società con entusiasmo, sacrificio e con la voglia di costruire qualcosa che ci rappresentasse davvero».

I primi risultati non hanno tardato ad arrivare. Lo scorso anno il Rugby Cosenza ha chiuso al primo posto il campionato pugliese. In questa stagione la squadra sta affrontando il competitivo girone campano con personalità e continuità. Per Paolini il risultato più importante riguarda soprattutto la rinascita del movimento rugbistico cittadino. «Cosenza ha una storia importante nel rugby. In passato ha raggiunto la Serie B ed è stata una realtà conosciuta in tutto il Sud Italia. Sentiamo la responsabilità di rispettare questa tradizione e di costruire basi solide per il futuro». Al centro del progetto resta il settore giovanile. La società punta sulla crescita dei bambini e dei ragazzi, dentro e fuori dal campo. «Il rugby insegna appartenenza, rispetto e sostegno reciproco. Se un ragazzo cresce in un ambiente sano, si diverte e si sente accolto, allora stai facendo davvero sport».

Da questa visione è nata anche la scelta di creare la prima squadra inclusiva della Calabria aperta alla comunità LGBTQI+, iniziativa che il presidente descrive come una conseguenza naturale dello spirito rugbistico. «In una squadra di rugby c’è spazio per tutti. Ognuno trova il proprio ruolo. Non abbiamo costruito qualcosa di artificiale. È nato tutto spontaneamente, nel modo più naturale possibile. Qui nessuno deve sentirsi fuori posto».

La risposta della città ha rafforzato ulteriormente il progetto. «Abbiamo ricevuto grande affetto e tanta partecipazione. Tante persone hanno capito subito il valore umano di questa realtà».

Accanto all’attività sportiva, il Rugby Cosenza ha avviato collaborazioni con un doposcuola e con un istituto di psicoanalisi, offrendo supporto concreto a ragazzi che vivono situazioni scolastiche e personali difficili. «Lo sport può diventare un punto di riferimento importante nella vita di un ragazzo. Alcuni giovani avevano lasciato la scuola e oggi sono tornati a studiare, ad allenarsi e a credere in sé stessi. Per noi questa è una vittoria enorme».

Uno dei momenti più significativi della nuova storia del club resta il test match Italia-Irlanda Under 18 disputato il 1° novembre allo stadio “Macrì”, davanti a oltre duemila spettatori. «Portare la Nazionale in Calabria ha avuto un valore enorme per tutto il movimento. Erano anni che una selezione azzurra non giocava così a Sud. È stata una giornata speciale per la città e per tutti i ragazzi che sognano di crescere in questo sport».

Il messaggio che Paolini vuole lanciare ai più giovani parte proprio da lì. «Non bisogna pensare che l’unica possibilità sia andare via. Anche qui si possono costruire percorsi importanti. Mario Ambrogio e Pietro Fantozzi sono stati convocati recentemente all’Accademia Federale “Giulio Onesti” di Roma. È il segnale che anche da Cosenza possono emergere talenti e opportunità».

Il Rugby Cosenza riparte da queste storie, dal lavoro quotidiano e dalla voglia di trasformare il campo in un luogo di crescita, amicizia e futuro per un’intera generazione.

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