Il mercato delle locazioni residenziali vive una fase di forte dinamicità. Aumentano i canoni, cresce la domanda e diminuisce l’offerta, soprattutto nelle aree urbane e costiere della Calabria.
Locazioni: una tendenza nazionale al rialzo
Negli ultimi mesi del 2024 i canoni di locazione hanno segnato aumenti significativi: +4,7% per i monolocali, +5% per i bilocali e +5,1% per i trilocali nelle grandi città italiane. Bari, Bologna e Roma sono in testa agli incrementi, mentre Milano mostra un trend più contenuto ma un maggiore ricorso ai contratti a canone concordato.
Dietro questa dinamica c’è una domanda sostenuta da chi non riesce ad accedere al credito per l’acquisto e da chi si sposta per lavoro o studio. L’offerta, al contrario, si riduce: molti proprietari privilegiano gli affitti brevi o i contratti transitori per limitare il rischio di morosità.
Calabria: affitti in crescita e offerta sempre più scarsa
Anche in Calabria il mercato conferma la tendenza nazionale. I canoni di locazione sono cresciuti mediamente del 4% nella seconda metà del 2024, con punte più alte nelle città universitarie e nei centri caratterizzati da intensa mobilità lavorativa. A Catanzaro e Cosenza, bilocali e trilocali hanno registrato incrementi tra il 3,8% e il 4,2%.
Il fenomeno degli affitti brevi sottrae inoltre numerose unità al mercato residenziale tradizionale, in particolare lungo le zone costiere a vocazione turistica. I contratti a canone transitorio risultano in crescita, una scelta che i proprietari preferiscono per la maggiore flessibilità rispetto agli accordi di lunga durata.
Mobilità lavorativa e scelta abitativa
A livello nazionale, la percentuale di locazioni stipulate per motivi abitativi è scesa leggermente, mentre aumentano quelle legate a esigenze lavorative. In Calabria, la tendenza è analoga: giovani professionisti e famiglie in transito alimentano una domanda che fatica a trovare risposta sul mercato.
Prospettive per il 2025
Il mercato calabrese delle locazioni sembra destinato a mantenere un andamento positivo anche nel 2025, salvo interventi strutturali per aumentare l’offerta residenziale. Nelle aree urbane e turistiche si prevedono ulteriori rincari, mentre i contratti brevi continueranno a rappresentare una quota significativa.


