In Calabria il bilancio familiare resta stretto tra consumi contenuti e spese essenziali che assorbono una quota sempre più rilevante delle risorse disponibili. Nel 2025 la spesa media mensile delle famiglie calabresi si è attestata a 2.041,97 euro, tra i valori più bassi d’Italia. Solo la Puglia registra una spesa inferiore, pari a 1.974,56 euro al mese. Il dato emerge dal report Istat sulle spese per consumi delle famiglie, pubblicato l’8 ottobre. A livello nazionale la spesa media mensile è pari a 2.782 euro, sostanzialmente stabile rispetto ai 2.755 euro del 2024. Il divario con la Calabria supera quindi i 740 euro al mese, una distanza che restituisce con immediatezza la diversa capacità di spesa tra territori.
Calabria tra le regioni con la spesa più bassa
Nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie calabresi era stimata in 2.074,77 euro. Nel 2025 il valore scende a 2.041,97 euro. La variazione non risulta indicata dall’Istat tra quelle statisticamente significative, il livello resta comunque nettamente al di sotto della media nazionale e di quella del Mezzogiorno. Il Sud nel suo complesso registra una spesa media di 2.215,48 euro mensili, contro i 3.086,67 euro del Nord-est. Tra le due aree la differenza raggiunge 871 euro al mese: le famiglie del Nord-est spendono il 39,3% in più rispetto a quelle meridionali. La Calabria si colloca ancora più in basso rispetto alla stessa media del Sud, con circa 173 euro mensili in meno.
Quasi il 29% del bilancio familiare va al cibo
Il dato che racconta con maggiore forza la condizione delle famiglie calabresi riguarda la composizione della spesa. In Calabria il 28,9% della spesa complessiva viene destinato a prodotti alimentari e bevande analcoliche, la quota più alta registrata in Italia. La media nazionale si ferma al 19,8%, mentre in Trentino-Alto Adige, regione con la spesa complessiva più elevata, il peso degli alimentari scende al 16,1%. È un indicatore che racconta quanto le spese essenziali incidano sui bilanci domestici. Quando una parte così elevata delle risorse viene assorbita dal cibo, resta uno spazio minore per consumi legati al tempo libero, alla cultura, alla ristorazione, ai viaggi e ad altre voci meno immediatamente necessarie. Il fenomeno emerge anche guardando all’intero Mezzogiorno. Nel Sud gli alimentari rappresentano il 25,4% della spesa familiare, contro il 17,7% del Nord-ovest.
Il peso dei consumi essenziali
Il quadro calabrese si inserisce in una dinamica nazionale che vede crescere la spesa alimentare. Nel 2025 le famiglie italiane hanno speso mediamente 552 euro al mese per alimentari e bevande analcoliche, contro i 533 euro dell’anno precedente, con un incremento del 3,6%. Sono aumentate in particolare le spese per caffè, acqua, pesce, oli e grassi, carne, latte, latticini e uova. Il report restituisce anche il cambiamento delle abitudini di acquisto: il 29,4% delle famiglie italiane dichiara di aver limitato nel 2025 la spesa per il cibo, riducendo quantità o qualità dei prodotti acquistati. Nel Mezzogiorno oltre una famiglia su due ha cercato di contenere anche la spesa per abbigliamento e calzature.
Il divario territoriale resta ampio
I numeri Istat mostrano una geografia dei consumi ancora fortemente differenziata. Il Trentino-Alto Adige guida la classifica regionale con 3.444 euro mensili, seguito da Umbria, Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna. Calabria e Puglia occupano la parte finale della graduatoria. La distanza non riguarda soltanto quanto si spende, anche come vengono distribuite le risorse. Nelle regioni con maggiore capacità di consumo aumenta il peso della ristorazione, dell’alloggio, della cultura e del tempo libero. In Calabria il bilancio resta concentrato sui bisogni primari. Una fotografia che va oltre il dato statistico e restituisce il peso delle differenze economiche territoriali: in Calabria le famiglie spendono meno e destinano al cibo la quota più alta d’Italia. Due elementi che, letti insieme, descrivono con chiarezza quanto il margine per i consumi non essenziali resti più ristretto rispetto a gran parte del Paese.


