Dalla Calabria al Consiglio Superiore della Magistratura per portare dentro uno dei luoghi più autorevoli delle istituzioni italiane l’esperienza maturata sul campo contro la violenza di genere. La Fondazione Roberta Lanzino di Rende ha partecipato a Roma alla due giorni di studio dedicata a “Violenza di genere – La risposta delle istituzioni e della società civile”, promossa dalla Settima Commissione del CSM. Al centro del confronto, l’efficacia delle reti territoriali, il coordinamento tra istituzioni, la tutela delle vittime e degli orfani di femminicidio, le difficoltà che emergono nella concreta applicazione delle norme. Per la Fondazione sono intervenute l’avvocata Ornella Nucci, l’8 ottobre, e la presidente il giorno successivo. Due contributi costruiti sull’esperienza quotidiana di una realtà che da anni opera in Calabria accanto alle donne e ai nuclei familiari coinvolti in percorsi di uscita dalla violenza.
Fondazione Roberta Lanzino al CSM, il caso Calabria
Ornella Nucci ha concentrato il proprio intervento sulla collaborazione tra uffici giudiziari e territori, mettendo in evidenza le profonde differenze esistenti da una zona all’altra del Paese. Una sorta di “lotteria geografica”, così è stata definita, nella quale l’efficacia della risposta alla violenza di genere può cambiare in base al livello di coordinamento costruito localmente tra magistratura, servizi sanitari, servizi sociali, forze dell’ordine e associazioni. Nucci ha chiesto che l’Osservatorio rivolga un’attenzione specifica anche alla Calabria, dove la Fondazione Roberta Lanzino, i Centri antiviolenza e le realtà impegnate nell’accoglienza continuano a lavorare in condizioni spesso difficili. Il nodo indicato riguarda l’assenza, in diversi territori, di tavoli interistituzionali stabili e di un raccordo strutturato tra Autorità giudiziaria, aziende sanitarie, servizi sociali e forze dell’ordine.
Una rete antiviolenza stabile e riconoscibile
Il secondo intervento ha portato al CSM il lavoro svolto sulle vittime e sugli orfani speciali di femminicidio, insieme alle criticità incontrate nella concreta attuazione della normativa. La presidente ha scelto di affidare il proprio contributo all’esperienza maturata dalla Fondazione, indicando alcune priorità operative. Tra queste, una formazione unitaria e condivisa per tutti i soggetti coinvolti nella presa in carico, la costruzione di una rete antiviolenza stabile e riconoscibile e la definizione di procedure capaci di accompagnare concretamente i percorsi delle donne. Particolare attenzione è stata riservata alle difficoltà che possono emergere durante l’ospitalità e la protezione delle vittime, ambiti nei quali la qualità del coordinamento tra servizi può incidere direttamente sulla sicurezza e sulla continuità del percorso.
La proposta di un servizio stabile di pronto intervento sociale
Tra le proposte portate al tavolo del CSM figura anche l’istituzione stabile e diffusa del Servizio di pronto intervento sociale, SPIS. L’obiettivo è garantire una risposta immediata nelle situazioni di emergenza e creare un collegamento operativo tra servizi sociali, strutture di accoglienza, forze dell’ordine e autorità competenti. Una misura pensata per ridurre i vuoti che possono verificarsi nella fase più delicata della presa in carico e assicurare una presenza istituzionale riconoscibile nei momenti in cui una donna o un nucleo familiare necessitano di protezione urgente.
Magistratura e società civile a confronto
Le due giornate sono state introdotte e accompagnate dalla presidente della Settima Commissione Claudia Eccher e dai componenti della Commissione. Al confronto hanno partecipato magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, avvocati, associazioni e analisti. Tra i contributi ricordati dalla Fondazione anche quello della magistrata in quiescenza Maria Monteleone. «Un incontro autorevole e significativo», ha sottolineato la presidente della Fondazione, evidenziando il valore di un confronto capace di mettere insieme giurisprudenza ed esperienza concreta. Il punto emerso dal dibattito riguarda la necessità di tradurre competenze e normative in risposte tempestive, coordinate e uniformi sui territori.
Il sorriso di Roberta nella sala del CSM
La conclusione delle due giornate ha assunto anche un forte valore simbolico. La Settima Commissione ha scelto di proiettare nella sala del CSM l’immagine sorridente di Roberta Lanzino, il cui nome è diventato negli anni un simbolo dell’impegno contro la violenza sulle donne. Un gesto che ha accompagnato il lavoro della Fondazione dentro una sede istituzionale nazionale e ha riportato al centro il significato di un percorso costruito da Rende e dalla Calabria attraverso assistenza, prevenzione, formazione e tutela. La presenza della Fondazione Roberta Lanzino al CSM ha consegnato al confronto nazionale una richiesta precisa: rendere la risposta alla violenza di genere meno dipendente dal territorio in cui una donna vive e costruire reti capaci di funzionare con procedure, responsabilità e collegamenti definiti.


