«Tranquillizzo tutti, io rimango alla Regione». Roberto Occhiuto sceglie la battuta finale per mettere ordine nelle interpretazioni che da settimane accompagnano la sua crescente esposizione nazionale. Dal palco del Teatro Rendano di Cosenza, durante la presentazione del suo libro Il coraggio di governare, il presidente della Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia ribadisce che il suo posto resta alla guida della Regione. Nello stesso discorso rivendica il diritto di partecipare alla costruzione politica del centrodestra dei prossimi anni.
«Voglio continuare il lavoro che ho fatto in questi anni fino alla fine della legislatura – afferma. La disponibilità ad assumere altri incarichi esiste soltanto nel caso in cui siano «compatibili con la Presidenza della Regione». Occhiuto lega la propria presenza nel dibattito nazionale anche alla Calabria. «Avere un presidente della Regione del quale si discute a livello nazionale dimostra che questa Regione, una volta tanto, ha una classe dirigente che fa discutere per le idee e per quello che propone». Più autorevole è il presidente, nella sua lettura, più forte diventa il territorio che rappresenta.
Il Rendano è pieno. In sala ci sono amministratori, esponenti politici, sindaci, rappresentanti delle istituzioni. Occhiuto richiama l’assessore regionale Gianluca Gallo, saluta componenti della precedente Giunta e dedica parole di stima a Sandro Principe, che definisce «un autentico riformista» e un amministratore capace di dimostrare «capacità di governo». La presentazione di questo libro assume presto i contorni di un appuntamento politico. Al centro c’è Forza Italia. Occhiuto torna alle origini del partito fondato da Silvio Berlusconi, alla forza innovatrice che negli anni Novanta riuscì ad attirare imprenditori, professionisti, intellettuali, giovani. Da qui nasce la domanda che attraversa una parte del libro: Forza Italia conserva ancora quello spirito? «A volte sembriamo un po’ ingialliti», dice. Una frase che ha già sollevato discussioni nel partito. «Un po’ di autocritica nella vita serve sempre, soprattutto quando si svolge una funzione politica».
Il ragionamento arriva ai diritti civili. Occhiuto parla di fine vita, libertà individuali, trasformazioni della società e rapporto con le nuove generazioni. «Attenzione a non pensare che si possa far politica oggi parlando ai giovani come se fossero i loro nonni». Sul fine vita chiede un intervento del Parlamento capace di evitare quella che definisce una «legislazione Arlecchino», con Regioni chiamate a muoversi in ordine sparso su una materia che richiederebbe una disciplina nazionale.
La questione, per Occhiuto, riguarda l’identità futura del centrodestra. La coalizione può allargarsi verso quell’area moderata e riformista che oggi fatica a riconoscersi nel centrosinistra. «Perché inseguire chi sta più a destra del centrodestra?», chiede. Il riferimento a Roberto Vannacci diventa inevitabile. Il presidente ricorda le suppletive di Reggio Calabria e ricorre all’ironia: «Aveva detto che la Calabria sarebbe stata la sua Sassonia. Mi pare se ne sia tornato un po’ ammaccato. Altro che Sassonia».
Dietro la battuta c’è un giudizio politico preciso. Per Occhiuto, Vannacci ha intercettato uno spazio della destra populista e lo ha occupato con efficacia mediatica. La distanza emerge sul terreno delle soluzioni. «I populisti non cercano le soluzioni, additano il colpevole, esasperano le paure e le insicurezze». Inseguire quell’area, secondo il governatore, rischia di spostare il baricentro della coalizione senza aumentarne realmente la forza. «In politica non sempre valgono le regole dell’aritmetica». E ancora: «Le elezioni non sono fatte soltanto per vincerle. Sono fatte per governare».
Su Giorgia Meloni il giudizio è di segno opposto. Occhiuto la considera «un leader straordinario», capace di portare la destra italiana fuori dal recinto nel quale era rimasta a lungo confinata e di conquistare un ruolo europeo. A Forza Italia assegna un compito diverso: rappresentare con maggiore decisione la componente liberale e riformista della coalizione.
La stessa linea emerge sui temi internazionali. Occhiuto ribadisce il sostegno all’Ucraina e la collocazione atlantica dell’Italia. Chiede anche un rapporto più equilibrato con Washington. «Fra alleati non ci si tratta lanciando ultimatum». L’Europa, nella sua visione, deve diventare più rapida nelle decisioni e più incisiva davanti alle conseguenze economiche delle guerre, a partire dal costo dell’energia e dei carburanti.
Poi il discorso torna alla Calabria, il terreno sul quale Occhiuto misura la propria idea di governo. Cita i medici cubani, scelta che all’inizio incontrò forti resistenze negli ambienti professionali e suscitò perplessità anche negli Stati Uniti. «Mi hanno chiesto tante volte di porre fine a questa attività. Ho spiegato che i medici cubani mi tenevano in piedi i pronto soccorso della Calabria». L’accordo con Cuba è stato successivamente rinnovato fino alla possibilità di arrivare a mille professionisti. «Uno dei mestieri per i quali occorre più coraggio è proprio quello del presidente della Regione Calabria. Senza coraggio una Regione come questa è impossibile governarla».
Occhiuto applica lo stesso ragionamento ai rifiuti, ai consorzi di bonifica, agli Ncc e alla sanità. Ricorda l’ospedale della Sibaritide appena inaugurato e annuncia che a febbraio inizieranno i lavori per il nuovo ospedale di Cosenza nell’area dell’Università della Calabria. Ogni riforma, sostiene, richiede la disponibilità a sopportare critiche e perdita di consenso. «Se insegui le polemiche, le cose non le fai». Chi governa deve «mettere in conto di perdere nel breve periodo qualche consenso» quando ritiene una scelta utile ai cittadini.
Un passaggio ampio è dedicato ai giovani. Il presidente propone una no tax area per gli under 35 e contesta un sistema pubblico e privato costruito quasi esclusivamente sugli scatti di anzianità. A quel modello contrappone gli «scatti di futuro», legati alla creatività, all’innovazione e alla capacità. «Oggi la creatività e l’innovazione sono il valore aggiunto». L’Italia, osserva, investe nella formazione di ragazzi che spesso finiscono per mettere competenze e talento al servizio di altri Paesi. Da qui la proposta: «Togliere le tasse a tutti i ragazzi sotto i 35 anni».
Anche sull’immigrazione Occhiuto prova a smarcarsi dalle parole d’ordine più radicali. Definisce la remigrazione «una fesseria assoluta» e insiste sulla necessità di espellere rapidamente chi arriva in Italia per delinquere, costruendo allo stesso tempo percorsi di lavoro e integrazione per chi può contribuire al sistema produttivo. Il tema, afferma, è stato utilizzato per anni «come una clava ideologica». La sua proposta parte dalla domanda di lavoro delle imprese e dalla possibilità di governare i flussi anziché subirli.
Il libro proseguirà il suo viaggio in Italia. Dopo Roma e Cosenza arriverà Milano. Occhiuto assicura che le presentazioni resteranno confinate «nei ritagli di tempo». La priorità continua a essere Catanzaro. «La cosa che mi dà più adrenalina è governare la Regione, affrontare i problemi, risolvere i problemi».
È la frase che restituisce il senso politico dell’intera serata. Occhiuto vuole parlare al centrodestra nazionale senza lasciare la Calabria. Vuole utilizzare l’esperienza di governo regionale come prova della propria idea di politica. «Il libro si chiama Il coraggio di governare, non Il coraggio di parlare. La mia ambizione è governare bene». Dal Rendano, almeno per ora, il messaggio verso Roma è questo.




